Indivisibili, quando due fa uno

Nell’epoca della società atomizzata, essere due in uno è un’infrazione all’individualità. Perché non si può vivere nello spazio ambiguo di un corpo che fagocita il suo doppio. Ogni corpo è il luogo di una sola mente. Che belle che sono le regole, quelle regole che soddisfano le aspettative di ciò che è normale. Per fortuna che sono regole, così si possono infrangere. Dasy e Viola le sparigliano a man bassa. Ci spingono nell’abisso di perigliose domande che nella routine non ci poniamo più. La loro storia non è una tragedia, ma una commedia: ha un lieto fine. Da fenomeni da baraccone gettati nelle ubriacature della gente odierna, ghiotta solo di spettacolo, a fenomeni si può dire atmosferici, come l’arcobaleno, o anche come l’ombra: fanno luce e buio, captano lo sguardo di chi non ha ancora ripudiato la pratica antica, e ormai decadente, della riflessione. La solitudine, lo stare insieme sono prismi di significato. Come non vale più la proporzione uno a uno tra mente e corpo, così non vale più lo stesso rapporto tra domanda e risposta. Alla fine le due sorelle siamesi faranno la loro scelta. Lo spettatore è obbligato ad interrogarsi, ma è libero di non scegliere.

FEDERICA TUDINI

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