Barrea trova la vittoria amica contro San Giuseppe Caruscino e vola alto

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Chi la crede orsa, chi la crede lupa…la pitonessa avanza e fa deserto. L’oasi del primo posto è di nuovo sua proprietà. Tesorizza anche in questa partita dei boyscout, Coletti, Tudini Antonio, Di Loreto A., Di Loreto V. ineccepibile geometra del centrocampo, e Giura. Al decimo minuto dal fischio Pandolfi appoggia senza stoccare. Eppure, per uno strano biliardo di traiettorie, la palla in una carambola finisce dentro. Si serrano i ranghi e il gioco muscolare diventa feroce e da calcio balilla. A centrocampo si scucchiaia senza tentare i corridoi. Coletti dà lo spunto a Di Padova, che non ce la fa ad arrangiarsi e non rampolla. A volte addirittura si rischia il pasticcio. Barrea fa fatica a rodere l’osso, senza trovare il suo tema tattico. Quasi si arrende al forcing offensivo degli avversari, senza capire che il diavolo va sedato. Una svolazzata rischia di diventare beffa per il portiere barreano. Ma Esposito salva la porta dalle stangate. Ritenta Pandolfi: non si fa togliere la palla dai piedi, ma viene fermato ai pali. Barrea prova a fare le bizze, non riesce però ad essere troppo dispettosa. Scombina e non ricombina. È la rabbia che diventa paura, sullo stesso filo di nervi che fa cadere nella paralisi. L’assalto che non diventa azzardo. Palle sparate, mai come proiettili. Arte funambolica senza acrobazie. Mai il salto mortale, quello che vale rischio o successo. Fallisce Mapelli a scoccare in rete. In resiste e arresta Iannucci, bravo a gestire la palla con atteggiamento british, nella cintura di fuoco dei difensori-vulcani. Nel secondo round i giochi ancora non si chiudono, la gara è sempre più una trama senza intreccio. Più volte è Esposito a salvare la porta, soprattutto quando la sua area diventa pollaio. Tudini Alessandro imbizzisce, in accelerata si scapola, appoggia a Coletti che alza la cresta ma viene stoppato. La chance si ripresenta dopo e il piccolo monello diventa Golia davanti alla porta avversaria e colpisce come un killer per l’ambo della sicurezza. E poi i tiri diventano ciabattate. Esposito para di tacco. Davanti Pandolfi mette l’intenzione per il secondo autografo del turno ma non buca. Barrea non riesce a mettere il ferro alla botte, mettendo sempre a rischio il risultato. Si gioca di improvvisata, più che di calcolo e ci si riduce alla fatica dell’arrangiarsi. Ma il bello e il clou di questa squadra è la capacità di ognuno di rimediare all’errore dell’altro e così, come nelle migliori famiglie, anche il quadrato diventa cerchio. Appena in partita Di Loreto A. e Giura provano a rompere l’uovo: niente frittata. È ossigeno il fischio finale. Ormai le maglie addosso sono le bandiere di un sogno. La passione la vincerà anche sulla Smorfia e il numero dei 56 punti non sarà quello della “caduta” (a’caruta).

FEDERICA TUDINI

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