Pillole di toponomàstica: mucche, capre, orsi e camosci nei nomi di luogo dell’Alta Val di Sangro

A volte, alcuni nomi di luogo possono derivare da nomi di animali. Questi nomi di località vengono detti zootoponimi e possono riferirsi sia agli animali domestici che a quelli selvatici. I toponimi derivati da nomi di animali domestici sono numerosi poiché spesso si riferiscono all’allevamento, un’attività molto diffusa in montagna, specialmente nel passato. Invece, i toponimi originatisi da nomi di animali selvatici segnalano, nella maggior parte dei casi, la presenza di questi ultimi nell’area indicata.                                                                                                                                        Per quanto riguarda la toponomastica dell’Alto Sangro, diverse testimonianze di pratiche di allevamento un tempo condotte, come quella di radunare il bestiame caprino e bovino in determinate località, riaffiorano nei seguenti toponimi: la Vaccareccia (Civitella Alfedena) dal termine dialettale vaccaréccia «raduno di vacche», la Crapareccia (Opi) «il raduno di capre» e Mandra i Cràpë (Opi, pendici occidentali di M. Marsicano) «recinto di capre». Gli altri nomi di luogo collegati con le attività pastorali permettono di constatare l’influenza che l’allevamento di bovini e caprini ha avuto sulla toponomastica alto sangrina: Valle Caprara (Pescasseroli, Vallë Crapara in dialetto pescasserolese); Monte Capraro (Civitella Alfedena, Móndë Craparë in dialetto civitellese);[1] Colle delle Vacche (Villetta Barrea, Cóllë dë llë Vacchë in dialetto villettese); la Calata i llë Vacchë (Pescasseroli, tratto di sentiero che congiunge il pianoro dei Colli Bassi al tracciato della SS 83) «la discesa delle vacche».

 Fotografia di Francesco Raffaele (http://francescoraffaele.com)

Figura 1 – La cima di Monte Capraro (Civitella Alfedena).

Altrettanto interessante si dimostra essere l’osservazione di quei nomi di località motivati dalla presenza di animali selvatici. Eccone alcuni esempi: la Camosciara (Civitella Alfedena,                    la Camusciara in dialetto civitellese e lë Camësciarë in dialetto opiano), questo nome testimonia la storica presenza del camoscio appenninico su queste vette; la Capriola (Barrea), dal latino caprĕola(m) «capriolo»; Valle Ciavolara (Civitella Alfedena, Vallë Ciaulàra in dialetto civitellese e Vallë Ciavëlàra in dialetto opiano), dal termine dialettale ciàvola / ciàula «cornacchia»; Valle Cornacchia (Pescasseroli); Valle Papera (Pescasseroli, Vallë Papara in dialetto pescasserolese), dal termine dialettale papara «anatra»; Valle Lopa (Pescasseroli, Vallë Làṷpa in dialetto pescasserolese), da lupa?

                                        Fotografia di Francesco Raffaele (http://francescoraffaele.com)

Figura 2 – La Camosciara: a partire da sinistra, Monte Sterpi d’Alto, Monte Capraro, Balzo della Chiesa e il gruppo della Liscia.

Fotografia di Francesco Raffaele (http://francescoraffaele.com)

Figura 3 – Esemplare di camoscio appenninico.

Ma l’animale selvatico che sembra aver ispirato più toponimi è l’orso: Coppo dell’Orso (Pescasseroli, zë Cóppë dë ddz Ursë in dialetto pescasserolese), in italiano «la dolina dell’orso»; Coppo dell’Orso (Villetta Barrea, u Cóppë d’Ursë in dialetto villettese), ha lo stesso significato del toponimo precedente; Valico Passaggio dell’Orso (Opi, Passaggë d’Ursë in dialetto opiano); Valle Orsara (Scanno, Vallë Ërsàra in dialetto opiano); Vallone dell’Orso (Pescasseroli, Vallùnë dë ddz Ursë in dialetto pescasserolese e i Vallónë d’Ursë in dialetto opiano). Ciò dimostra come l’immaginario delle popolazioni alto sangrine sia sempre stato colpito dallo schivo e possente plantigrado le cui movenze possono sembrare talvolta simili a quelle umane.[2]

Figura 4 – Panorama della Valle Orsara (Scanno).

Si può quindi notare come gli zootoponimi costituiscano delle preziose testimonianze dell’antico rapporto che lega gli uomini agli animali. Inoltre, soprattutto per quanto concerne la fauna selvatica, questi particolari nomi di luogo offrono un’ulteriore fonte di conoscenza su quali specie abbiano sempre vissuto tra i monti dell’Alto Sangro e quali altre, invece, siano scomparse da questi ultimi nel corso dei secoli.

Qualche lettura per saperne di più:

Boccia Davide, La Toponomastica dell’Alta Val di SangroTorino 2017, Tip. Monti.

Gasca Queirazza Giuliano et alii, Dizionario di toponomastica: Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino 1990, UTET.

Giammarco Ernesto, Toponomastica abruzzese e molisana, Roma 1990, Edizioni dell’Ateneo.

Pellegrini Giovan Battista, Toponomastica italiana: 10000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, fiumi, nomi spiegati nella loro origine e storia, Milano 1990, Hoepli.

 

[1] Il toponimo Monte Capraro potrebbe forse indicare anche un terreno tanto impervio da essere adatto al transito soltanto delle capre?

[2] Per quanto riguarda la presenza storica dell’orso bruno marsicano in Abruzzo, vedasi Testimonianze storiche della presenza dell’orso bruno marsicano in Abruzzo e nelle aree limitrofe di Gianluca Tarquinio.

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